Insegnate “Se un compito è da quattro io gli do quattro”. E non capiva, poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti euguali tra diseguali. 

Lettera ad una professoressa

In questo articolo cercherò di affrontare alcuni punti critici della valutazione nel contesto scolastico e di come assegnare i voti a scuola. 

Innanzitutto bisogna chiedersi quali sono le finalità dei voti. Ha senso mettere i voti a scuola?

A mio avviso sì. Il mettere o ricevere voti a scuola, fa sì che gli studenti e i docenti, costruiscano il senso del confronto, della selettività nel giudizio. Alcune delle finalità del voto infatti, sono: valorizzare la persona, regolare e adeguare i processi didattici, fornire indicatori di efficacia dell’insegnamento, misurare gli apprendimenti. Purtroppo però dietro al mettere i voti vi sono molte problematiche, è un processo soggetto ad un’eccessiva variabilità e soggettività, molteplici possono essere le distorsioni valutative. Ci si trova allora di fronte ad un dilemma: o si abbandonano i voti, o si decide di metterli meglio. Io credo che sia possibile metterli meglio, credo infatti sia possibile ridurre i fattori di soggettività attraverso metodologie e strumenti mirati. Ed è proprio di questo di cui si occupa la docimologia. 

Che cos’è la dociomolgia? Nel 1971 De Landsheere definisce la docimologia: “scienza che ha per oggetto lo studio sistematico degli esami, in particolare dei sistemi di votazione e del comportamento degli esaminatori e degli esaminati. (….) Forma di riflessione o risposta scientifica per contrastare la personalizzazione nella valutazione scolastica, attraverso la proposta di metodi e tecniche di valutazione più obbiettivi o, quanto meno, più rigorosi, e mettere a punto i mezzi per rendere le classificazioni confrontabili, in maniera da assicurare una maggiore giustizia scolastica.” 

È importante dunque, nella scuola di oggi, migliorare le competenze docimologiche dei docenti, così da aumentare le valutazioni a basso tasso di soggettività. Dare un voto è un atto di responsabilità che può influenzare fortemente l’avvenire e l’autostima dello studente. Risulta allora necessario rendere sempre più “oggettive” le prove di verifica, cercando di controllare o almeno contenere le distorsioni valutative. 

Ecco alcune delle principali distorsioni valutative:

  • Alone: accade quando nella valutazione ci si lascia influenzare da alcune caratteristiche dello studente: dal tipo di grafia, da una bella dizione, l’abbigliamento, lo sguardo. 
  • Contagio: può accadere che il docente si lasci influenzare dalla valutazione di un collega di cui ha particolare stima. 
  • Pigmalione: ossia la profezia che si autoavvera. Si verifica quando gli studenti si adeguano alle aspettative dei propri docenti.
  • Sovra/sottostima: questo effetto si produce nella valutazione a seguito di un contrasto o una comparazione tre le prestazioni. Ad esempio dopo aver interrogato uno studente particolarmente brillante, saranno molto basse le probabilità che si verifichino prestazioni simili con le interrogazioni successive. 

Per ridurre i fattori soggettivi nel mettere i voti, è indispensabile inoltre aver ben chiara la loro funzione. Gli specifici strumenti di verifica variano in relazione alla funzione della valutazione.

Ad esempio: potremmo aver bisogno di conoscere la situazione di partenza di una classe, si tratta dunque di una valutazione diagnostica, che mira cioè a rilevare il livello di determinate competenze/conoscenze in quella classe. In questo caso si potrebbero utilizzare questionari conoscitivi, spiegando bene le finalità agli alunni. Oppure potremmo aver bisogno di una valutazione sommativa, da svolgere al termine di un segmento formativo, serve a certificare il possesso di determinate conoscenze, serve a fare una “somma” dei risultati ottenuti. 

Un’altra funzione della valutazione, a mio avviso una delle più importanti, è quella che si interessa all’apprendimento nel suo verificarsi (e non al “prodotto” dell’apprendimento) si interessa cioè di rilevare delle informazioni sul procedere degli apprendimenti, con lo scopo di dar “forma” all’azione educativa successiva e di modellarla in base all’andamento dell’apprendimento. 

Non esiste lo strumento di verifica migliore, ma solo quello più adatto allo scopo per il quale è pensato. Il dovere del docente è di decidere qual’è lo strumento più adatto alla finalità della valutazione e al “cosa” si vuole valutare. 

Come mettere i voti a scuola?
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Chiara Picchietti

Pedagogista e specialista DSA

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