Avete mai sentito parlare del metodo utilizzato in Svezia per l’inserimento all’asilo? Potrebbe sembrare una contraddizione, se pensiamo a quanto è importante il tempo e la lentezza nell’educazione. Ma vediamo di analizzare il metodo nel dettaglio.

Da diversi anni, nei paesi nord-europei ed in particolare in Svezia, la maggior parte dei nidi adotta una pratica di inserimento definita il metodo dei tre giorni o inserimento guidato dal genitore.Iniziamo con il descrivere e analizzare brevemente come avviene in Italia l’inserimento al nido, così da poter fare una comparazione, con pregi e difetti.

Il metodo classico

L’inserimento al nido è un momento delicatissimo per il bambino e per la famiglia, è importante esporre il bambino gradualmente al nuovo ambiente, con i propri tempi. Tradizionalmente è così che i nostri nidi si accingono ad affrontare l’inserimento al nido, scegliendo una prassi che prevede: da una parte un graduale adattamento del bambino al nuovo ambiente, e dall’altra una graduale separazione dal genitore. In una serie di azioni che ricordano in parte gli otto episodi della Strange Situation di Mary Ainsworth. Questo è il metodo ormai consolidato in Italia per gli inserimenti. Ma i bambini sotto i 3 anni, non hanno ancora la capacità di elaborare la dimensione del tempo: le separazioni, sia brevi che lunghe, sono egualmente difficili da elaborare. 

Il metodo svedese dei tre giorni

La pratica dei tre giorni prevede che il genitore e il bambino si immergano insieme partecipando a tutte le attività del nido (giochi, pranzo, sonno…) per tre giornate intere (dalla mattina fino alla chiusura del nido, di solito le 15.30). 

Molto sinteticamente:

  1. Primo giorno: l’educatrice rimane in disparte osservando la coppia genitore-bambino, cercando di captare le modalità genitoriali e le abitudini. 
  2. Secondo giorno: l’educatrice si affianca alla coppia genitore-bambino, partecipando insieme alla struttura della giornata e a tutte le routine previste.
  3. Terzo giorno: il genitore è presente, ma rimane in disparte, la protagonista della relazione con il bambino è ora l’educatrice.
  4. Quarto giorno: il genitore dovrebbe accompagna il bambino al nido e va via. L’inserimento è avvenuto. 

In diversi asili italiani è stato sperimentato questo metodo, e tali esperienze hanno mostrato che il pianto di protesta alla separazione si verifica nel 4 giorno, ma è più breve rispetto all’inserimento classico al quale siamo abituati in Italia. Quando l’inserimento è guidato dal genitore, i tempi di auto-consolazione sono ridotti.

Naturalmente questo è uno schema molto semplificato del metodo adottato nei paesi nord-europei. La struttura di queste giornate va adeguata e adattata alle esigenze e all’emotività del bambino. La particolarità di questo metodo è che l’inserimento è guidato dal genitore, avviene cioè insieme al genitore, che partecipando a tutte le attività del nido, mostra al bambino di fidarsi delle educatrice. Il bambino inizia a fidarsi delle educatrici perché sente e vede che anche il genitore si fida e familiarizza con il nuovo ambiente. Anche il genitore è più sereno, poiché ha modo di vivere in prima persona l’ambiente dell’asilo, di verificarne l’adeguatezza e di instaurare relazioni di fiducia con le educatrici. Anche il genitore è parte attiva di un momento così delicato. 

Molti asili in Italia, stanno sperimentando questa diversa tipologia di inserimento, che non deve per forza sostituire l’inserimento tradizionale, ma può essere una possibilità in più da proporre alle famiglie. Indubbi sono anche i vantaggi pratici per la famiglia, che spesso è costretta a districarsi tra la richiesta di permessi, ferie e/o cambi turni durante le due/tre tradizionali settimane di inserimento. 

L’inserimento in tre giorni: il metodo svedese
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Chiara Picchietti

Pedagogista e specialista DSA

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