Colui quindi che si adira per ciò che deve e con chi deve, e inoltre come, quando e per quanto tempo si deve, può essere lodato! 

Aristotele, etica nicomachea

Così scriveva Aristotele nell’Etica Nicomachea, sottolineando che il problema non risiede tanto nello stato d’animo in sè, ma nell’appropriatezza della sua espressione. Non possiamo decidere quali emozioni provare, ma possiamo decidere ed imparare a scegliere come esprimerle e come “agirle”. 

Che cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono risposte complesse dell’organismo a determinati stimoli (ad esempio, la paura dinnanzi a qualcosa di minaccioso), che si manifestano con modificazioni dello stato interno (aumento della frequenza cardiaca, secrezione di adrenalina ecc.) e repertori tipici di azioni (la fuga, l’aggressione ecc. ). Le emozioni sono dunque reazioni psicofisiologiche, selezionate dall’evoluzione per facilitare l’adattamento all’ambiente, insorgono in modo perlopiù automatico in relazione a uno stimolo. Le emozioni sono di carattere ereditario ed universale, ma la loro espressione è socialmente condizionata e pertanto avviene in modi differenti a seconda della cultura di appartenenza. 

La storia del pensiero occidentale e la nostra cultura sono stati caratterizzati da una serie di antinomie: anima e corpo, spirito e materia, ragione e sentimento. Sapere e sentire sono stati tradizionalmente gerarchizzati e contrapposti. Ne consegue che in questa prospettiva occorre liberarsi della dimensione emozionale e far prevalere la ragione. Le emozioni non sono però da considerarsi semplicemente come qualcosa di contrapposto alla dimensione razionale, rappresentano piuttosto dei sistemi integrati di risposte fisiologiche, comportamentali e cognitive. La dicotomia tra razionalità ed emotività è ingiustificata, anzi “la capacità di esprimere e sentire emozioni è indispensabile per attuare comportamenti razionali” (cit. Antonio Damasio).

A conferma di ciò, le neuroscienze stanno dimostrando come i processi emozionali (localizzati in aree differenti del cervello) interagiscono continuamente con i processi logici, dimostrando quindi che emozioni e sentimenti costituiscono una parte essenziale dell’intelligenza.

Che cos’è l’intelligenza emotiva?

Gli anni Novanta del secolo scorso sono stati caratterizzati dall’emergere di un filone di studi sulla componete emozionale: quello dell’intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva è stata inizialmente definita in un articolo di Peter Salovey e John D. Mayer del 1990, ma è soprattutto grazie al contributo di Daniel Goleman e al suo bestseller (Emotional Intelligence, 1995) che questo costrutto si è diffuso influenzando profondamente la psicologia, l’educazione e il management. Il costrutto dell’intelligenza emotiva mette finalmente fine alla dicotomia tra ragione ed emozione, che ha caratterizzato per molto tempo la nostra cultura, sottolineandone due  aspetti fondamentali: 

  • le emozioni sono “intelligenti”, hanno una funzione adattiva e come tali vanno ascoltate;
  • Il comportamento razionale è proprio di chi sa fare un uso intelligente delle emozioni, imparando a riconoscerle e a comprenderle. Chi nega o reprime le proprie emozioni, pensando erroneamente di poter così agire con maggiore lucidità e razionalità, rischierà invece di subirne passivamente le conseguenze. 

Quando dunque le emozioni sono una minaccia?

Ogni giorno siamo raggiunti da fatti di cronaca caratterizzati da attacchi furiosi di impulsi spregevoli sfuggiti ad ogni controllo. Si uccide per un raptus, per una perdita di controllo, per gelosia, per incapacità di gestire le frustrazioni. Le emozioni sono sempre più fuori controllo: le nostre e quelle degli altri. L’incapacità di esprimere e comunicare le emozioni può esplodere in forme di aggressività incontrollata e in manifestazioni violente di vissuti non elaborati. 

Daniel Goleman, nel suo best seller Intelligenza Emotiva (1995), definisce “sequestro emozionale” un’evento in cui non siamo più noi a padroneggiare un’emozione, ma è l’emozione stessa a impadronirsi di noi. Il rischio di subire passivamente un’emozione è quello di rimanerne vittime e di fare vittime intorno a noi. Le emozioni devono scorrere, se trovano una via d’uscita si stemperano e si dissolvono, se invece le neghiamo a lungo, prima o poi esploderanno in modo incontrollato. Le emozioni dunque possono rappresentare una minaccia quando non vengono capite, comprese, accettate e quando vengono negate e represse.

Il filosofo Umberto Galimberti, nel suo libro “L’ospite Inquietante” interrogandosi sul disagio giovanile, addita l’analfabetismo emotivo come una della cause prevalenti del loro disagio, “il mondo emotivo vive dentro di loro a loro insaputa, come un ospite sconosciuto a cui non sanno dare neppure un nome”.

Poiché la capacità di ascoltare e gestire le emozioni non è innata, ma si sviluppa e si affina con l’esperienza, è possibile imparare a coltivarla ed allenarla progressivamente. È urgente pertanto lavorare e promuovere la consapevolezza e la gestione delle emozioni nelle nuove generazioni, attraverso un lavoro integrato tra scuola e famiglia. 

Quando le emozioni sono una minaccia?
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Chiara Picchietti

Pedagogista e specialista DSA

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