Perché è importante promuovere il pensiero creativo a scuola?

L’organizzazione mondiale della sanità ha indicato la creatività come una delle dieci competenze fondamentali della vita di una persona. 

Numerose sono le critiche oggi rivolte alla scuola, in particolare quella di non sapere o non voler riconoscere e valorizzare le varie forme di intelligenza e i differenti stili cognitivi. Si cerca al contrario di comprimere la grande pluralità di inclinazioni entro modelli e schemi prefissati. A risentirne, in particolare modo, sono le persone creative, le cui doti sono spesso trascurate, non capite e a volte anche derise. Questi alunni entrano presto in collisione con l’istituzione scolastica e le sue regole. Spesso nell’ambito dell’educazione si tende a ricompensare solo le risposte “giuste”, questo rende gli studenti riluttanti ad azzardare soluzioni nuove e originali a un determinato problema.

Tuttavia oggi è urgente valorizzare, saper riconoscere e promuove un pensiero creativo, un pensiero che si differenzi dalla massa, un pensiero critico in grado di saper orientare le nuove generazioni nel mare sconfinato di informazioni da cui veniamo bombardati ogni giorni, e soprattutto guidare i giovani in una società, la nostra, sempre più complessa dove le risposte semplice non sono più adeguate, l’applicazione meccanica, logica e sequenziale di regole apprese, non è più un modo adeguato per adattarsi alla complessità della nostra società.

Edgar Morin è l’esponente del paradigma della complessità applicato alla pedagogia, secondo il filosofo la nostra società è caratterizzata da incertezza e imprevedibilità. La logica classica si caratterizza per la sua semplicità, e non è in grado di spiegare il mondo dell’uomo che si distingue per la sua complessità, per questo abbiamo spesso bisogno che il nostro pensiero “diverga” dalla logica. 

Che cos’è la creatività?

La creatività appartiene solo agli artisti, poeti, scrittori, musicisti? È un dono prezioso con il quale nasciamo oppure può essere anche interamente appresa? La creativa è un concetto familiare eppure di non facile definizione. Nonostante non esista una definizione univoca di creatività, la si può comunque definire come: la capacità di produrre modi fluidi e insoliti di affrontare i problemi e di organizzare i materiali. La creatività è un modo particolare di pensare, una maniera di pensare che rompe con i modelli esistenti, introducendo qualcosa di nuovo. 

J.P. Guilford: pensiero divergente/convergente

A partire dalle teorie dello psicologo americano J. P. Guilford, l’espressione “pensiero divergente” è quella più strettamente connessa all’atto creativo. Guilford, grande sostenitore dell’importanza della creatività, afferma che “il pensiero divergente è la capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema, in particolare per un problema che non preveda un’unica risposta”. Dunque, il pensiero divergente è strettamente correlato al pensiero creativo, all’atto creativo.

Il pensiero divergente è misurato da quattro indici: la fluidità (generare grandi quantità di idee); la flessibilità (capacità di passare da una categoria all’altra, l’elasticità di cambiare strategia); l’originalità ( l’attitudine a formulare soluzioni uniche, non banali, che si discostano dalla maggioranza); l’elaborazione (dare concretezza alle idee).

Dunque, il pensiero divergente è innanzitutto fluido, sottende cioè la capacità di produrre tante idee, senza riferimento alla lora qualità o adeguatezza. Esso è flessibile, indica cioè la capacità di passare da una catena di idee ad un’altra. È originale, cioè consente nel trovare idee insolite, ovvero idee in cui in genere le altre persone non pervengono. È concreto e sottoposto a verifica.

Alla sponda opposta del pensiero divergente, troviamo, quello che Giulford definisce: “pensiero convergente”, cioè il ragionamento logico e razionale che si caratterizza per un procedimento sequenziale e deduttivo, nell’applicazione meccanica di regole apprese. È questa la forma di pensiero maggiormente sollecitata dalla scuola. Non c’è superiorità né competizione tra pensiero divergente e convergente, spesso quest’ultimo si adatta meglio alla risoluzione di un problema particolare. 

Tuttavia nelle nostre scuole si da maggiore spazio al pensiero convergente (logico-razionale) trascurando l’insegnamento della creatività nelle classi.  

Edward De Bono: pensiero laterale/verticale

La teoria del pensiero “laterale” elaborata alla fine degli anni settanta dallo psicologo e medico maltese Edward De Bono, viene applicata per cercare di risolvere i problemi utilizzando metodi apparentemente “illogici”. Il pensiero “laterale” è un modo diverso di pensare e di affrontare i problemi, un pensiero produttivo, le idee preconcette vengono scardinate alla ricerca di nuovi modi di organizzare i concetti, è un pensiero stimolatore che esplora percorsi meno ovvi, anche se più incerti. All’opposto c’è il pensiero “verticale”, cioè uno stile di pensiero analitico, selettivo, rigido, consequenziale, che esclude tutto ciò che è ritenuto irrilevante, segue percorsi ovvi e probabili.

Edward De Bono ha sfatato il mito del “lampo di genio”, dell’illuminazione. Non nega che le soluzioni creative possano essere generate anche in questo modo, ma solo in rari casi. 

Il processo creativo può essere appreso, allenandolo attraverso esercizi pratici e mirati. 

De Bono è uno dei maggiori esperti di proposte volte allo sviluppo della creatività, è l’ideatore del Programma di Pensiero CoRT (Cognitive Research Trust) per le scuole, che è il programma maggiormente utilizzato a livello internazionale per l’insegnamento delle abilità di pensiero. Una delle sue tecniche più conosciute è quella dei Sei cappelli per pensare.

LA TECNICA DEI SEI CAPPELLI PER PENSARE

Il metodo dei sei cappelli è stato ideato inizialmente per le aziende, ed ormai adottato da molte delle più grandi aziende del mondo, come LIBM, la NTT, ecc. Per la sua facile applicazione è stato poi trasferito anche in altri ambiti, tra cui la scuola. Questa tecnica  si propone come modello per esplorare prospettive differenti verso una situazione o per la risoluzione di una sfida complessa. Spesso di fonte ad un problema, ci focalizziamo in una unica soluzione, la più probabile, e non riusciamo ad ampliare la nostra prospettiva verso altre possibili soluzioni, perché magari ci sembrano improbabili, bizzarre o “illogiche”. A volte è sufficiente parlarne con un caro amico, che esponendoci il suo punto di vista, diverso dal nostro, ci aiuta a produrre nuove soluzioni e ad individuare nuove connessioni. Quando servono nuovo idee, queste possono nascere da un modo diverse di vedere le cose.

Se non abbiamo un amico disponibile nell’immediato per aiutarci, indossiamo allora i sei cappelli e impariamo ad orientare il nostro pensiero con metodo! Il metodo  è nato per essere applicato a gruppi di persone che cercano di sviluppare idee innovative, di risolvere un problema, un conflitto, oppure  durante una riunione o un corso. Tuttavia, se siamo un pò esperti, possiamo usare la tecnica anche da soli, quando ci ritroviamo di fronte ad una decisione importante o ad un problema dal quale proprio non sappiamo come uscirne. 

Di seguito verrà descritto, molto sinteticamente, il metodo dei sei cappelli, per una trattazione più approfondita si consiglia la lettura del testo dello psicologo e medico De Bono: “Sei cappelli per pensare, Rizzoli, 2013.”  

Sei cappelli, sei colori, sei modi di pensare.

Esempio pratico:  lavoro di gruppo, i partecipanti sono impegnati nella risoluzione di un compito dato. Per fare ciò, indossano metaforicamente un cappello di pensiero, che corrisponde ad un ruolo/approccio bene preciso e richiede di immedesimarsi in una prospettiva.

Distinzione dei sei diversi modi di pensare, visualizzandoli in sei cappelli di colori diversi. 

1 Cappello bianco (neutralità, assenza di colore): presentare i fatti del caso, è il ragionamento analitico e imparziale.

2 Cappello rosso (passione): è l’espressione libera dell’emotività, chi indossa questo capello è autorizzato a dare sfogo ad emozioni e sensazioni, anche se non hanno una spiegazione razionale.

3 Cappello nero (malinconia, pessimismo, giudizio): quando si indossa il cappello nero ci si concentra su ciò che non si è fatto e che si sarebbe dovuto fare.

4 Cappello verde (è il colore del prato e della fertilità): è il cappello della creatività, si indossa quando si vogliono generare nuove idee su come il caso potrebbe essere affrontato, abbandonando il pensiero verticale (logico-razionale).

5 Cappello giallo (positività ed ottimismo, è il colore della luce): serve a valutare i punti di forza delle idee, i vantaggi e le opportunità.

6 Cappello blu (colore del cielo e della calma): chi indossa questo capello ha il ruolo, all’interno del gruppo, di controllare le varie fasi e gli altri cappelli, ricapitolare e trarre le conclusioni. 

L’uso dei diversi cappelli non indica una divisione rigida e chiusa dei diversi modi di pensare, anzi, durante il lavoro di gruppo, è bene combinare e scambiarsi i cappelli, passando quindi con maggiore flessibilità fra i diversi punti di vista di una situazione. Non esiste infatti uno stile di pensiero migliore dell’altro, in un lavoro di gruppo, il team dovrebbe essere consapevole che per la risoluzione di un conflitto o per la creazione di nuove strategie, nuove idee, ha bisogno dell’apporto di tutti quanti i colori dei cappelli. 

Le fasi tipiche di un lavoro di gruppo che utilizza la tecnica dei Sei cappelli per pensare, possono essere così schematizzate:

FASE 1Presentare i fatti del caso, da risolvere in maniera imparziale, senza esprimere opinioni. (cappello bianco).
FASE 2Generare idee su come il caso potrebbe essere affrontato, andando oltre ciò che è ovvio (cappello verde).
FASE 3Valutare i punti di forza delle idee, elencandone i benefici (cappello giallo); elencare i punti di debolezza di tali idee, elencandone gli svantaggi (cappello nero).
FASE 4Impegnarsi per individuare possibili alternative. Ogni scelta è influenzata dalle sensazioni che proviamo, dal nostro sesto senso (cappello rosso).
FASE 5Ricapitolare e sospendere la seduta. Il ruolo del cappello blu è quello dell’allenatore di una squadra. Un pensiero per essere efficace, deve essere ben organizzato (cappello blu). 

Cambiare cappello è un buon modo per esplorare territori nuovi, ci aiuta a guardare le situazioni da punti di vista diversi, ed ad abbandonare il nostro abituale cappello. Tu di solito che cappello porti?

ALTRE METODOLOGIE PER PROMUOVERE IL PENSIERO CREATIVO A SCUOLA
Problem Solving

Nel problem solving l’alunno si trova di fronte ad una situazione che, per varie caratteristiche, gli risulta nuova e non gestibile secondo le consuete modalità da lui apprese. Ciò che quindi viene richiesto in queste situazioni è di mettere in atto un vero e proprio “sforzo creativo” volto a individuare nuove strategie in grado di utilizzare e condurre lo studente verso la soluzione corretta. Questo processo può avvenire: per prove ed errori oppure, in alcuni casi, con un’intuizione illuminante, una sorta di insight che riorganizzando tutti gli elementi in gioco, fa vedere all’improvviso in maniera intuitiva la soluzione corretta. 

Da un punto di vista operativo

  • Problem finding (c’è un problema da risolvere).
  • Problem setting (definizione del problema e l’obbiettivo).
  • Brainstorming (ipotesi di soluzione).
  • Decision making (si scegli la soluzione).
  • Decision taking (si applica la soluzione).

Il problem solving comporta un’attività cognitiva che implica sia processi di pensiero divergente e creativo (come ad esempio nella fase di brainstorming), ma anche di pensiero convergente, come quando viene chiesto allo studente di valutare in maniera razionale le varie ipotesi e di scegliere la soluzione più adatta. 

Brainstorming

Il brainstorming è forse una delle più conosciute tecniche di creatività di gruppo e consiste nel far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. 

Il termine letteralmente significa “tempesta cerebrale” o “tempesta di idee”, e infatti ogni componente del gruppo è invitato a proporre liberamente e a fare emergere il più alto numero di idee e soluzioni di ogni tipi (anche apparentemente senza senso o non strettamente connesse al problema in questione). 

Il risultato principale di una sessione di brainstorming è, in genere, molto produttivo: può consistere in una nuova e completa soluzione successiva. Con il brainstorming vengono prodotte molte idee, diversificate ed insolite. 

Giochi di ruolo

Giochi di ruolo strutturati e basati sulla soluzione di problemi di vario genere, scolastici o di vita, che vengono affrontati comparativamente da un team di giocatori ciascuno dei quali assume e personifica un ruolo specifico. 

Sinettica

La sinettica, detta anche “tecnica della concentrazione delle idee” o “brain trust”, è una tecnica per lo sviluppo del pensiero creativo nell’ambito della soluzione dei problemi elaborata nel 1961 da Williams J.J. Gordon. Il termine “sinettica” = unione di elementi diversi.

 La sua invenzione è caratterizzata da “due momenti fondamentali”:

  • Rendere estraneo e insolito ciò che è familiare per individuare una soluzione adeguata considerando il problema sotto una prospettiva completamente nuova.
  • Rendere familiare ciò che è estraneo e insolito per migliorare la comprensione del problema.

Il compito è dunque, quello dapprima di rendere familiare ciò che appare strano (per comprendere meglio il problema) e poi far intendere come strano ciò che risulta familiare allo scopo di considerare il problema da una prospettiva inedita per provare a risolverlo.

Nelle sedute di sinettica, suddivise in nove fasi e realizzate con la guida di un esperto, si affronta la soluzione di un problema evitando di precipitarsi a trovare subito la soluzione. Si cerca di portare la mente molto lontano dall’apparente soluzione grazie all’uso di diversi tipi di analogie.

La sinettica, simile al brainstorming ma decisamente meno conosciuta, si basa sul principio che la creatività possa essere insegnata combinando tecniche volte a creare interazione all’interno dei gruppi con un processo creativo centrato sull’uso di metafore e analogie.

L’idea di base è che innescando nuove associazioni possano nascere idee e riflessioni in grado di portare a nuovi prodotti, servizi, ecc.

Le analogie impiegate sono di quattro tipi:  

Analogia
Diretta
Analogia SimbolicaAnalogia
Fantastica
Analogia
Personale
Si mette in relazione il problema con mondi estranei a quello di chi sta utilizzando lo strumento (ad esempio con il mondo animale o vegetale, con quello della musica, ecc.).Si crea una relazione tra il problema e immagini casuali o i simboli.Si crea una relazione tra il problema e immagini casuali o i simboli.I membri del gruppo sono invitati a identificarsi con il problema stesso.

La creatività è la capacità di trascendere l’ordinario, e non è rilegata alla sfera artistica. La creatività è necessaria per alleggerire la nostra quotidianità. Tuttavia nelle nostre scuole si da maggiore spazio al pensiero convergente (logico-razionale) trascurando l’insegnamento della creatività nelle classi.

La creatività è contagiosa e non nociva, trasmettila !

Voto
5/5

Come promuovere il pensiero creativo a scuola?
Tag:             

Chiara Picchietti

Pedagogista e specialista DSA

4 pensieri su “Come promuovere il pensiero creativo a scuola?

  • 1 Aprile 2021 alle 16:17
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    Ottimo articolo; sto preparando il tfa e mi serve materiale ben fatto dove attingere nozioni complete…chiare…ed intuibili e fruibili.
    grazie!!

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  • 29 Settembre 2021 alle 6:20
    Permalink

    Ottima spiegazione mi è servito ad interiorizzare meglio dei concetti che sui manuali erano più complessi ,visto che sto facendo le preselettive per il TFA

    Rispondi
  • 2 Ottobre 2021 alle 4:40
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    Sto preparando tfa sostegno hai trovato il materiale

    Rispondi
  • 9 Ottobre 2021 alle 9:42
    Permalink

    Complimenti! Tutto molto chiaro e coinciso!

    Rispondi

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