quarantena bambini consigli coronavirus Jesi servizi educativi Chiara Picchietti

La parola italiana tempo-schermo (inserita nel 2019 nell’enciclopedia italiana on-line) è la traduzione di screen time: con questo termine s’intende il tempo trascorso davanti a tutti i tipi di schermi: Pc, tablet, playstation, Tv, smathphone….

Durante questo periodo di quarantena e di permanenza forzata a casa, numerosi sono i servizi on-line per i bambini: i palinsesti sono cambiati per venire incontro alle famiglie, la didattica è fruibile a distanza e numerose sono le aziende che, grazie al progetto solidarietà digitale, permettono la fruizione gratuita delle loro risorse per lo studio delle lingue e molto altro.

Le famiglie, in questo particolare periodo, ricevono informazioni imprecise riguardo i vantaggi di un educazione attraverso la tecnologia, in particolare dalle società di software e da lobbisti di multinazionali di media digitali. Gli interessi economici in gioco, tendono ad occultare risultati di ricerche che vanno in senso opposto.

Gli studi scientifici infatti, hanno dimostrato che un’esposizione prolungata agli schermi nell’età dello sviluppo è pericolosa: compromette la memoria, l’attenzione, la concentrazione, il linguaggio e l’autocontrollo, quello che in Francia è stato definito “autismo virtuale”, perché, nonostante non si possa definire come un vero e proprio autismo, ne presenta tuttavia sintomi simili, che scompaiono però se si interrompe il tempo-schermo.

Nell’età dello sviluppo, una sovraesposizione agli schermi aumenta la probabilità di compromettere importanti funzioni cerebrali anche se l’effetto è differito nel tempo.

Gli schermi stimolano infatti l’attenzione involontaria a scapito dell’attenzione volontaria. L’attenzione involontaria, in quanto tale, si attiva senza la volontà: ad esempio quando siamo catturati da una luce forte o sentiamo un rumore strano e improvviso, la nostra attenzione è attirata involontariamente da questi stimoli esterni. Se invece vogliamo giocare, leggere, scrivere…. dobbiamo attivare un’attenzione volontaria/intenzionale e profonda. Gli schermi, con i loro effetti speciali, immagini e colonne sonore accattivanti, catturano esclusivamente l’attenzione involontaria.

Un’abitudine molto diffusa, e con effetti molto negativi, è quella di lasciare i bambini la sera davanti ai loro devices per calmarli e addormentarli, ma l’immagine in movimento non è un’attività calmante per il cervello del bambino perché stimola emozionalmente e diffonde una luce che inibisce la melatonina, ormone che regola il sonno.

Il problema non sono i media in sé ma anche il loro utilizzo. Oltre alla quantità di tempo, è fondamentale anche saper scegliere il contenuto da guardare. Per questo è importante accompagnare i minori nella scelta dei contenuti, e circoscrivere gli spazi e i tempi di utilizzo di schermi in casa, evitando ad esempio, il luogo dove si mangia e gli orari dei pasti. Prima dei tre anni di età è consigliato evitare il tempo-schermo. Dai tre ai sei anni è consigliata meno di un’ora al giorno in totale (e frammentata nell’arco della giornata) e sotto la supervisione di un adulto.

Ecco quattro semplici regole di base per una gestione consapevole dei media: 

  • evitare il tempo-schermo durante i pasti;
  • evitare il tempo-schermo nella camera da letto dei bambini;
  • evitare il tempo-schermo al mattino;
  • evitare il tempo-schermo prima di andare a dormire.

Il tempo-schermo toglie tempo al dialogo, alla motricità, all’interazione umana. Lo psichiatra tedesco Spitzer paragona l’esposizione a schermi di neonati alla chiusura di un bambino in una cantina buia priva di stimoli ( M. Spitzer, Demenza digitale, come la nuova tecnologia ci rende stupidi, Milano, Carbaccio, 2013).

Gestire il tempo-schermo dei bambini in quarantena
Tag:     

Chiara Picchietti

Pedagogista e specialista DSA

Un pensiero su “Gestire il tempo-schermo dei bambini in quarantena

  • 7 Maggio 2021 alle 8:07
    Permalink

    Gentile Chiara Picchietti,
    sono molto contento che si occupa di tempo schermo e contribuisca a diffonderne il termine! Mi faccia avere altri suoi contributi e rimaniamo in contatto. Mi permetto di segnalarLe il mio libro, con prefazione di Latouche “Perdere tempo per educare, educare all’utopia nell’epoca del digitale”. Nel secondo capitolo si concettualizza il termine tempo schermo e ci sono le fonti più ampie e rigorose.
    molto bello anche il richiamo ai 4 passi della campagna dei 4 passi! In Francia è sul sito del Ministero della Famiglia!
    Rimaniamo in contatto
    Cordiali saluti
    Simone Lanza

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *